Anni su anni,pagine,libri,immagini. Un terreno di gioco è sempre un tappeto verde di calcio,spesso in terra battuta,un rettangolo che accompagna molti miei anni giocati e lo accompagna ancora.Disteso come lenzuolo al sole,con vista dalla mia tribuna stampa. La solitudine dell'ala destra.Una metafora,un dinoccolante andare lungo la linea laterale. Lontano dal centro del gioco,quasi fermo ad aspettare un pallone,per poi correre,correre,correre....Quanti ali destre ci sono oggi .Tante,troppi ali destre in solitudine.
Ai margini del campo,persone che hanno spezzato cuori ed illusioni,che fuggono ,che non ascoltano più canzoni,che rubano attimi.La solitudine dell'ala destra ha i colori di chi non lavora,di chi cade e si rialza ,di chi ha l'anima macchiata,di chi si comprime nell'oblio dei tempi.Fermi a pensare, a guardare scorrere il pallone a centrocampo.Correndo lungo la linea laterale per accarezzarne il cuoio con le scarpette e cercare di rilanciarlo al centro.La solitudine dell'ala destra è nelle notti confuse e abbandonate,nelle panchine dei clochard,nelle stanze isolate del sesso.Fuori dal fulcro del gioco,dei tempi veloci,delle immagini colorate .
Non sarà una partita da giocare su terreni di erba verde,da scrivere in note di cronaca nei block notes.E' la gara dei sogni ,delle illusioni e delle realtà ,in questa lunghissima partita dove ci sono vincitori e vinti,ma anche equilibri instabili.Una voce risuona nella mente,un triplice fischio che chiude i tempi.La nostra partita continua,anni su anni,pagine,libri ed immagini,tutti corrono verso un pallone colorato chiamato desiderio,mentre è sempre là,accanto la linea laterale ad aspettare...
...in solitudine l'ala destra.....
Storie di "eroi silenziosi",immagini fuggenti ,canzoni negli attimi dell' attesa .
mercoledì 11 novembre 2009
mercoledì 4 novembre 2009
La corda al collo.Diverse ribalte mediatiche per chi si toglie la vita...
Stanze vuote,corridoi bui,discesa ll'inferno dal lato sbagliato della vita.Il presente è tutto in uno spazio stretto,il passato è fatto di omicidi,inseriti nella criminalità o dipinti di terrorismo ideologico.Il futuro è come un numero da giocare nella roulette del tempo.L'abbandonare la vita è sempre doloroso,senza marchi,sono anime che vagano ,che scappano via dalla terra,aggrappate ad una corda,a lenzuoli strappati,saltati nel vuoto.In questi giorni i titoli dei giornali si popolano delle notizie del suicidio di Diana Blefari Melazzi,il solito coro di opinioni che inneggiano alla morte annunciata perchè terrorista rossa e brigatista,alle cure non prestate per il suo "essere" politico.Dibattiti sulla vita nelle carceri,sovraffollamento,condizioni psicologiche e fisiche da accertare,come sempre va in scena il carrozzone dei "lo avevo previsto""è una vergogna".Bisognerebbe pensare ai problemi della detenzione e del disagio sempre e non solo quando in carcere la gente arriva all'estremo gesto del suiidio.Francesco Gozzi aveva cinquantadue anni,ergastolano,detenuto da 41 bis,tre giorni prima della "brigatista" Diana Blefari Melazzi,si impicca in cella.Anche lui con una lunga striscia di vita trascorsa tra agguati,estorsioni,bassa criminalità,'ndrangheta,omicidi.Comunque un uomo,una persona,macchiato da un passato dalla parte sbagliata della società.Di lui non abbiamo letto nulla,nelle prime pagine dei giornali,nella tv,sul web.E' troppo diverso dalla Blefari,in fondo chi era? Un appartenente alla 'ndrangheta,un killer,vuoi mettere con la spinta ideologica che muove la mano nelle armi dei Brigatisti? Esistono ribalte differenti,stessa conclusione di una storia,ma il colore politico e gli "opinion makers" sono sempre là a cogliere le notizie e lanciarle nell'arena mediatica,come preda da cacciare con commenti ed opinioni.
E' sempre così,una identità,un marchio resta sempre impresso in un uomo:rumeno,negro,mafioso,fascista...a volte un marchio è solo in una direzione,dimenticando che la dignità umana non ha colore,sesso,religione,ma le notizie che fanno audience e vendita sono sempre dipinte da particolari colori...
Non resta che pensare a Diana Blefari Melazzi e Francesco Gozzi,come vittime stritolate dal loro passato e dall'inciviltà della detenzione che non riabilita,ma che annulla la persona,la dignità..
Ci saranno altre Diana e Francesco,ma tutto scorrerà sempre a tempo di spot .
E' sempre così,una identità,un marchio resta sempre impresso in un uomo:rumeno,negro,mafioso,
Non resta che pensare a Diana Blefari Melazzi e Francesco Gozzi,come vittime stritolate dal loro passato e dall'inciviltà della detenzione che non riabilita,ma che annulla la persona,la dignità..
Ci saranno altre Diana e Francesco,ma tutto scorrerà sempre a tempo di spot .
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